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22/09/2010 Aziende Brain intensive
Lo sforzo che il sistema economico italiano sta facendo in questi anni di profonde modificazioni nell’assetto dei mercati mondiali per adeguare la propria struttura al confronto con le economie più dinamiche potrebbe risultare ancora più efficace se le sue componenti operassero una sintesi sugli obiettivi. Condividendoli, supportandoli, e rendendoli realizzabili. Ognuno per la sua parte, in un’ottica di “Comune idea del Paese”.
Quello che vediamo, però, non sembra essere questo. L’essere ancora in attesa della nomina del nuovo Ministro per lo Sviluppo Economico dimostra quale importanza venga data dalla Politica ai tempi di risposta all’economia mondiale. Qui dovrebbe subentrare l’azione forte degli attori aziende, lavoratori autonomi, e dipendenti. Costringere la Politica ad una tempestiva messa in atto delle necessarie riforme.
I dati Istat sull’export rappresentano un segnale di questa azione. Pur a fronte di un calo dello 0,6% su base mensile, l’aumento su base annua è del 12,2%. La dinamica migliore è verso i Paesi non comunitari.
Quello che merita essere evidenziato è che la meccanica si conferma il settore trainante delle esportazioni, con un 18% del totale, mentre al secondo posto i prodotti in metallo con il 12% superano il tessile-abbigliamento che si attesta all’11%.
Questi dati meritano un commento: nel sistema della meccanica ad una eccellenza riconosciuta nella sostanza non esiste un’idea forte di un Made in Italy distintivo percepita e trasmessa al cliente finale (la qualità eccellente italiana è “nascosta” nel prodotto finale, se non per eccezioni essenzialmente legate ai motori); questo concetto viene sottolineato dal Ministero dello Sviluppo Economico, nei bandi di Italia 2015.
I dati dimostrano che le aziende italiane stanno reagendo al riposizionamento che il nostro sistema economico ha avuto nei confronti dei mercati mondiali, in particolar modo dei Paesi BRIC. Da paese low cost a paese high cost. Il tutto in poco tempo, in un contesto di forte instabilità.
A questa evoluzione si devono dare delle risposte adeguate. Il prof. Rullani, nel suo recente libro “La modernità sostenibile” delinea due direttrici fondamentali sulle quali incamminare il Paese verso un forte recupero di competitività.
La prima: l’investimento in conoscenza e in relazioni delle imprese, delle persone, dei territori. Investire in conoscenze originali, e sviluppare relazioni esclusive, sottratte ai concorrenti low cost.
La seconda: liberare le idee dai prodotti, dai settori e dai luoghi in cui sono prigioniere. Incorporare nei prodotti significati nuovi, usandoli come promesse, garanzie e suggerimenti creativi forniti ali clienti.
E anche Rullani, come il Ministero dello Sviluppo, afferma la necessità di organizzare un investimento sistematico sul legame fra prodotto materiale e significati retrostanti, fra prodotto e tecnologia in esso incorporata.
Il sistema economico cambia: dal job intensive dello sviluppo post bellico, al capital intensive delle produzioni di massa, al brain intensive del nuovo secolo.
Operare perché ciò si consolidi sui mercati del mondo è un investimento sulla possibilità che le produzioni caratterizzanti il nostro Paese trovino un orizzonte di permanenza in Italia di lungo periodo da un lato, e dall’altro sulla possibilità che i prossimi vent’anni vedano crescere nuove forme di lavoro.
Franco Barin











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